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Come si legge il ritardo di un treno

Partenza o arrivo, tolleranza, soppressioni parziali: cosa vogliono dire davvero i numeri.

«Ritardo 12» sul tabellone sembra un numero semplice. Ma dodici minuti rispetto a cosa, misurati dove, e destinati a crescere o a sparire? Ecco come leggiamo i ritardi — le stesse regole valgono in ogni pagina del sito — e cosa raccontano i treni che abbiamo seguito nell’ultimo mese.

87%delle corse arriva entro 5 minuti
1 su 79supera la mezz’ora di ritardo
251.458corse concluse negli ultimi 30 giorni

Una differenza fra due orari

Ogni volta che un treno passa da una stazione, la rete registra l’orario reale di arrivo e di partenza. Il ritardo è la differenza con l’orario programmato, in minuti interi. Un treno che arriva in anticipo lo contiamo come in orario: per chi aspetta sul binario non è un ritardo negativo, è un treno arrivato.

Mentre il treno viaggia mostriamo il ritardo peggiore fra la partenza e l’arrivo nell’ultima stazione toccata, cioè quello che sta vivendo chi è a bordo. A corsa conclusa conta solo l’arrivo al capolinea: è il numero su cui si calcolano puntualità e classifiche.

«In orario» vuol dire entro 5 minuti

Nessun treno arriva al secondo, e nessuna statistica ferroviaria pretende che lo faccia: si fissa una tolleranza. La nostra è di 5 minuti, uguale per ogni treno, dal regionale alla Freccia. Altri usano soglie diverse per categorie diverse; noi preferiamo una regola sola, così due treni qualunque si possono confrontare.

Oltre la tolleranza distinguiamo tre gradi, con lo stesso colore in tutto il sito: fino a 15 minuti è un fastidio, fino a 30 una coincidenza a rischio, oltre è una giornata che cambia.

Regionali239.352 corse
Frecce, Intercity e notturni12.106 corse
entro 5 min 6–15 min 16–30 min oltre 30 min
Ritardo all’arrivo al capolinea, corse concluse negli ultimi 30 giorni. Italo non compare: di molte sue corse non vediamo l’arrivo.

Sorprende chi pensa che i treni veloci siano anche i più puntuali: i regionali arrivano in orario più spesso (89% contro 59%). Il motivo è il percorso. Un regionale fa pochi chilometri su una linea sola; una Freccia attraversa mezza Italia e raccoglie i rallentamenti di ogni nodo che incontra, e quando ha accumulato un ritardo ha poche occasioni per recuperarlo.

Perché un ritardo può calare

L’orario di un treno non è il tempo minimo per fare il percorso: contiene dei margini, soprattutto nelle ultime tratte e nelle soste lunghe. Un treno partito con dieci minuti può arrivare con cinque, e uno che a metà strada è in orario può perdere tutto in una stazione affollata. Il ritardo che leggi mentre il treno viaggia è una fotografia, non una previsione.

E il ritardo che conta per te è quello alla tua fermata. Nella scheda di ogni treno c’è il percorso con il ritardo stazione per stazione: se scendi a metà strada, guarda quella riga e non l’arrivo al capolinea.

Soppresso, o soppresso in parte

Un treno soppresso non parte. Un treno soppresso parzialmente viaggia solo su un tratto del percorso: parte da una stazione successiva all’origine, o termina prima del capolinea. Per chi doveva salire o scendere nel tratto cancellato è un treno che non c’è; per tutti gli altri è un treno normale. Capita più spesso di quanto si pensi: nell’ultimo mese le corse limitate a un tratto sono state 3.503.

Quando la fonte non ha misurato un arrivo — succede, soprattutto al capolinea — non lo inventiamo: la corsa resta senza esito e non entra nelle statistiche. Meglio un numero in meno che un «in orario» scritto per difetto.

Oltre l’ora di ritardo all’arrivo si può chiedere un indennizzo: ecco quando e come.

I dati vengono dalle corse che seguiamo ogni giorno attraverso le fonti pubbliche della circolazione; le regole sono descritte nella Metodologia.

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