Partenza o arrivo, tolleranza, soppressioni parziali: cosa vogliono dire davvero i numeri.
«Ritardo 12» sul tabellone sembra un numero semplice. Ma dodici minuti rispetto a cosa, misurati dove, e destinati a crescere o a sparire? Ecco come leggiamo i ritardi — le stesse regole valgono in ogni pagina del sito — e cosa raccontano i treni che abbiamo seguito nell’ultimo mese.
Ogni volta che un treno passa da una stazione, la rete registra l’orario reale di arrivo e di partenza. Il ritardo è la differenza con l’orario programmato, in minuti interi. Un treno che arriva in anticipo lo contiamo come in orario: per chi aspetta sul binario non è un ritardo negativo, è un treno arrivato.
Mentre il treno viaggia mostriamo il ritardo peggiore fra la partenza e l’arrivo nell’ultima stazione toccata, cioè quello che sta vivendo chi è a bordo. A corsa conclusa conta solo l’arrivo al capolinea: è il numero su cui si calcolano puntualità e classifiche.
Nessun treno arriva al secondo, e nessuna statistica ferroviaria pretende che lo faccia: si fissa una tolleranza. La nostra è di 5 minuti, uguale per ogni treno, dal regionale alla Freccia. Altri usano soglie diverse per categorie diverse; noi preferiamo una regola sola, così due treni qualunque si possono confrontare.
Oltre la tolleranza distinguiamo tre gradi, con lo stesso colore in tutto il sito: fino a 15 minuti è un fastidio, fino a 30 una coincidenza a rischio, oltre è una giornata che cambia.
Sorprende chi pensa che i treni veloci siano anche i più puntuali: i regionali arrivano in orario più spesso (89% contro 59%). Il motivo è il percorso. Un regionale fa pochi chilometri su una linea sola; una Freccia attraversa mezza Italia e raccoglie i rallentamenti di ogni nodo che incontra, e quando ha accumulato un ritardo ha poche occasioni per recuperarlo.
L’orario di un treno non è il tempo minimo per fare il percorso: contiene dei margini, soprattutto nelle ultime tratte e nelle soste lunghe. Un treno partito con dieci minuti può arrivare con cinque, e uno che a metà strada è in orario può perdere tutto in una stazione affollata. Il ritardo che leggi mentre il treno viaggia è una fotografia, non una previsione.
E il ritardo che conta per te è quello alla tua fermata. Nella scheda di ogni treno c’è il percorso con il ritardo stazione per stazione: se scendi a metà strada, guarda quella riga e non l’arrivo al capolinea.
Un treno soppresso non parte. Un treno soppresso parzialmente viaggia solo su un tratto del percorso: parte da una stazione successiva all’origine, o termina prima del capolinea. Per chi doveva salire o scendere nel tratto cancellato è un treno che non c’è; per tutti gli altri è un treno normale. Capita più spesso di quanto si pensi: nell’ultimo mese le corse limitate a un tratto sono state 3.503.
Quando la fonte non ha misurato un arrivo — succede, soprattutto al capolinea — non lo inventiamo: la corsa resta senza esito e non entra nelle statistiche. Meglio un numero in meno che un «in orario» scritto per difetto.
Oltre l’ora di ritardo all’arrivo si può chiedere un indennizzo: ecco quando e come.
I dati vengono dalle corse che seguiamo ogni giorno attraverso le fonti pubbliche della circolazione; le regole sono descritte nella Metodologia.